Gorgia Leontino
.jpg)
Il testo dell’Encomio di Elena dal quale si è tradotto si basa sull’ed. Diels
messa a confronto con le edd. Blass, Immisch, Untersteiner, Donadi, MacDowell, Buchheim, tenendo conto dei relativi apparati critici.
Le differenti varianti adottate rispetto all’ed. Diels sono, nell’ordine, le seguenti:
§ 11: on ho logos eta ta nyn de (Blass, Untersteiner, Donadi), invece di en ho logos,
ois ta nyn ge. § 12: bia(i) (Blass, Immisch, Untersteiner, Donadi, MacDowell),
invece di bia; sono state espunte, e quindi non sono state tradotte, le due parole hymnos elthen (nel primo periodo) e così pure tutte le parole comprese
nel secondo periodo, trattandosi di un locus deperditus. § 16: aletheia (Blass, Untersteiner, Donadi, Buchheim), invece di synetheia; ponou (Donadi),
invece di nomou; diken (Untersteiner, Donadi, MacDowell, Buchheim),
invece di niken. § 17: mataiais nosois kai deinois ponois (Immisch, Untersteiner), invece di mataiois ponois kai deinais nosois. § 18: noson (Immisch, Untersteiner, Donadi, MacDowell, Buchheim), invece di thean.
§ 1. Bell’ordine per una città è il coraggio virile,
per un corpo la bellezza, per un’anima la sapienza,
per un’azione la virtù, per un logos la verità:
altrimenti si ha disordine.
Bisogna poi onorare con la lode un uomo, una donna,
un logos, un’opera, una città se sono degni di lode,
se invece non ne son degni, bisogna infliggervi biasimo:
allo stesso modo è indice di errore e di ignoranza
biasimare ciò che è degno di lode
e lodare ciò che è degno di biasimo.
§ 2. Spetta ad un unico uomo
dire quello che va detto correttamente
e confutare quelli che biasimano Elena,
donna intorno alla quale all’unisono e unanime
è stata sia la testimonianza dei poeti,
sia la credulità di quanti li ascoltarono,
sia il malaugurio collegato al suo nome,
il quale è divenuto memoria di sventura.
Io allora voglio, dopo aver calcolato in un certo modo il mio logos,
da un lato, far cessare l’accusa contro di lei che ha cattiva fama e,
dall’altro, dimostrare mendaci coloro che la biasimano e,
mostrato il vero, por fine all’ignoranza.
§ 3. Ora, che la donna, intorno alla quale si svolge questo logos,
per nascita e per stirpe, primeggiasse
tra coloro che erano primi tra gli uomini e le donne,
è cosa manifesta a non pochi.
Manifesto è infatti che per madre ebbe Leda
e per padre di fatto un dio, ma si diceva che fosse un mortale:
Tindaro, in quest’ultimo caso, Zeus nel primo;
di questi, uno, dato che lo era, fu creduto esserlo,
l’altro, per il fatto che lo diceva, fu sbugiardato,
e uno era potentissimo tra gli uomini,
l’altro signore assoluto di tutto.
§ 4. Essendo nata da tali genitori
ebbe una bellezza pari a quella di una dea,
la ricevette e non la nascondette
e moltissime in moltissimi brame d’amore suscitò
e con un solo corpo raccolse intorno a sé molti corpi
di uomini superbi per la loro grandezza;
di costoro, gli uni ebbero immense ricchezze,
altri una gloriosa fama di antica nobiltà di stirpe,
altri una prestanza fisica propria,
altri la potenza di una sapienza acquisita
e tutti erano spinti da un amore pronto a gareggiare per vincere
e da un’avidità d’onore invincibile.
§ 5. Di chi, dunque, e per qual ragione e in qual modo
appagò il proprio amore ottenendo Elena io non parlerò:
infatti parlare a coloro che sanno di cose che già sanno
dà affidamento, ma non apporta diletto.
Ora, tralasciando col mio logos quel periodo di tempo,
procederò verso ciò che sta alla base del logos che sto per fare
ed esporrò le cause conformemente alle quali
era verosimile che Elena partisse per Troia.
§ 6. Infatti, o per volere della sorte, e per decisione degli dei,
e per decreto della necessità fece quel che fece,
oppure rapita con la violenza,
oppure persuasa dai logoi,
oppure presa da amore.
Per quel che riguarda la prima alternativa,
è degno di essere ritenuto colpevole chi lo è:
infatti è impossibile impedire quel che un dio brama
con l’umana previdenza.
E’ naturale, infatti, non che il più debole sia d’impedimento al più forte,
ma che il più debole sia dominato e condotto dal più forte
e che il più forte guidi e che il più debole segua.
Il dio è qualcosa di più potente dell’uomo sia per violenza,
sia per sapienza e anche per tutto il resto.
Se, dunque, bisogna far risalire la colpa alla sorte e agli dei,
bisogna che Elena sia liberata dall’infamia.
§ 7. Se lei, invece, fu rapita con la violenza
e contro la legge subì violenza,
ingiustamente fu oltraggiata.
E’ chiaro che colui che la rapì commise oltraggio e agì contro la giustizia;
colei che, invece, fu rapita, per il fatto di aver subito oltraggio,
ebbe una sorte avversa.
Ordunque, il barbaro che tale barbara impresa intraprese
merita d’esser punito con il logos, con la legge, con i fatti:
con il logos coll’accusarlo,
con la legge col disonorarlo,
coi fatti col castigarlo.
Colei che, invece, subì violenza e fu defraudata della patria
e privata dei suoi cari, come, verosimilmente,
non dovrebbe esser commiserata invece che diffamata?
L’uno infatti compì un’azione tremenda, l’altra la patì:
è dunque giusto questa compiangere, l’altro odiare.
§ 8. Se, invece, fu il logos che persuase ed ingannò la sua anima,
non è difficile difenderla e proscioglierla da quest’accusa
e nel modo che segue.
Il logos è un grande e potente signore
che con un corpo piccolissimo,
e che non dà per nulla nell’occhio,
porta a compimento le opere più divine:
può, infatti, far cessare il terrore,
togliere il dolore,
infondere il godimento
e accrescere la pietà.
Come ciò si dia io lo dimostrerò.
§ 9. Bisogna anche dimostrarlo all’opinione di coloro che ascoltano;
la poesia nella sua totalità io la ritengo nonché la definisco
un logos con il metro: chi l’ascolta è pervaso
da un fremito pieno di terrore,
da una pietà colma di lacrime
e da un rimpianto che si compiace del dolore;
così, di fronte ad accadimenti fortunati e sfortunati
di storie e di corpi altrui, l’anima per mezzo dei logoi,
è affetta da un’affezione propria.
Ma è ora che io passi da questo ad un altro logos.
§ 10. Gli entusiasmanti incantamenti che avvengono attraverso i logoi apportano piacere e portano via il dolore:
la potenza dell’incantamento,
entrando in intimità con l’opinione dell’anima,
la strega, la persuade, la trasforma con la sua fascinazione.
Del fascino e della magia si son trovate due arti,
le quali consistono in abbagli dell’anima e in inganni dell’opinione.
§ 11. E quanti di quante cose persuasero e ancora persuadono
fingendo un logos con la menzogna!
Se infatti tutti avessero memoria di tutte le cose passate,
meditassero su quelle presenti
e pensassero in anticipo a quelle future,
il logos, anche se rimanesse uguale a se stesso,
non egualmente ingannerebbe;
ora, non c’è un espediente sicuro per ricordarsi del passato,
né per riflettere sul presente, né per divinare il futuro,
cosicché intorno alla più parte delle cose
i più offrono all’anima qual consigliera l’opinione.
Ma, essendo l’opinione vacillante ed instabile,
essa getta coloro che se ne servono in successi vacillanti ed instabili.
§ 12. Ebbene, che cosa c’impedisce di pensare anche questa alternativa:
che Elena, se pur non inesperta, quasi un "violenzaio",
sia stata rapita con la violenza?
Infatti il logos che abbia persuaso un’anima,
costringe quell’anima ad esser persuasa da quanto è detto
e ad esser d’accordo con quel che viene fatto.
E’ responsabile, allora, colui che la persuase, in quanto la costrinse;
lei, invece, essendo stata persuasa,
è come fosse stata costretta dal logos,
e perciò non ha senso che debba sentire brutte storie sul suo conto.
§ 13. D’altra parte, poiché la persuasione,
quando s’accompagna con il logos,
sagoma persino l’anima come vuole,
c’è, innanzi tutto, da imparare da quelli che discorrono di fenomeni celesti,
i quali, sostituendo opinione ad opinione,
eliminandone una e approntandone un’altra,
fan sì che agli occhi dell’opinione appaia chiaro
ciò che è incredibile e non evidente;
in secondo luogo c’è da imparare dagli agoni
dove si parla col tempo contato
e dove un solo logos diletta una gran moltitudine
e riesce a persuadere perché è scritto con arte,
non perché è detto secondo verità;
in terzo luogo c’è da imparare dalle dispute dei filosofi,
in cui pure si mostra la prontezza della propria intelligenza,
rendendo facilmente mutevole la credenza di un’opinione.
§ 14. Identico rapporto hanno la potenza del logos
rispetto alla disposizione dell’anima
e la prescrizione e l’effetto dei farmaci
rispetto alla natura dei corpi.
Infatti, come taluni farmaci espellono dal corpo alcuni umori,
e talvolta fanno cessare la malattia e tal altra la vita,
così avviene coi logoi.
Alcuni addolorano, altri dilettano, altri terrorizzano,
altri dispongono chi ascolta all’ardimento,
altri con una persuasione "malefica",
drogano e ammaliano l’anima.
§ 15. E così ho dimostrato che se Elena fu persuasa dal logos
non commise cosa ingiusta. Ma ciò le fu fatale.
Esporrò la quarta causa con il quarto argomento.
Se, infatti, fu amore a compiere tutto questo,
non sarà difficile per lei sfuggire all’accusa della colpa,
che si dice che lei abbia commesso.
Ciò che noi vediamo ha una natura che non è come la vogliamo,
ma è quella che ciascuna cosa si trova ad avere:
l’anima per mezzo della vista è sagomata
anche nel modo di comportarsi.
§ 16. Infatti, d’un tratto, ogniqualvolta tu appresti corpi nemici
e ornate armature di bronzo e di ferro,
ora per difendersi, ora per attaccare,
davanti ad altri corpi e ornate armature di nemici,
se la vista vedrà tale spettacolo,
ne sarà turbata e turberà l’anima,
cosicché sovente si fugge sgomenti
dinanzi ad un pericolo di là da venire.
Il malessere provocato dalla paura scatenata dalla vista ha forza di verità;
la vista, non appena sopraggiunge, fa sì che ci si disinteressi
di ciò che è giudicato buono secondo la legge
e del bene che deriva dalla giustizia.
Trad. dal Greco: Maria Tasinato, filosofa in Padova.
Grazie per la tua disponibilità e profonda collaborazione, Maria.
ENCOMIO DI ELENA

